Da produttore di caponata in scatola ad impresario teatrale per necessità. Tematiche sociali, condizione umana, Sicilia, politica e gastronomia sono gli ingredienti di questo esilarante ma tragico racconto di Francesco Terracina.
Ti aspettiamo mercoledì sera alle 18:30 per incontrare l’autore in dialogo con Alfio Caruso.

un poeta che intervista un poeta e un libro nato con la lentezza di chi si prende cura dell’ascolto dell’altro, del respiro del mondo, della storia e della Storia.
Simone Cattaneo Martini ci racconta le vite in transito di migranti, rifugiati e fuggitivi attraverso parole che ci costringono a vedere il concreto delle cose e dunque a diventare corresponsabili del mondo che ci circonda. Non sono eroi tragici i suoi protagonisti ma uomini che deambulano da un disastro all’altro, che gettano speranze a casaccio in un insistente tentativo di farcela. Le sue sono immagini e gesti colti in diretta; e in quei gestì ognuno di noi puó ritrovare parti della propria vita che magari per fretta e distrazione tendiamo a far scivolare via velocemente.
È difficile stare vicino al dolore ma la poesia, quando è vera e autentica testimone, ci fa crescere, ci rende empatici e sensibili, amplia il nostro sguardo ma anche ci fa sentire meno soli e ci dà energia.

Gaetano Fracassio é un funambolo dell’arte, un giocoliere della pittura, della scultura, della fotografia e dell’installazione. all’unisono tutte queste forme in un vorticoso giro di giostra, prendono a rincorrersi, contaminarsi, fondersi, sovrapporsi. l’artigiano plasma, lavora e manipola carta, cartoni, acrilici, acquerelli, legni, variopinte stoffe e bronzi. nasce così un lavoro di teatro che interagisce col pubblico. “Il vento del giorno confonde le ombre”, riavvolge la memoria. l’artista diventa un “viaggiatore poeta”. le installazioni si riempiono di bauli e valigie graffiati dal tempo e strizzati da corde, sigilli, etichette, di case-nidi-rifugi. Tutto questo entra a far parte, di volta in volta, di uno spazio differente fondendosi con esso senza soluzione di continuità.

piccoli falegnami si diventa!
il laboratorio di Geppetta

questo laboratorio è dedicato alle bambine e ai bambini che hanno la passione per il lavoro manuale e vogliono iniziare a costruirsi i loro giocattoli. verranno impiegati solo utensili adatti e sicuri come trapanino a manovella, cacciavite elettrico, carta vetrata, colla e viti anche se si imparerà a riconoscere tutti gli attrezzi di una vera falegnameria! partendo da un’ampia scelta di materiali di recupero e da illustrazioni da sfogliare, ognuno potrà decidere cosa realizzare con la propria fantasia e manualità.
ma chi è Geppetta?
ecco poche ironiche righe autobiografiche: “da bambina Geppetta (Monica) all’asilo preferiva la falegnameria del nonno.A tavola non le lasciavano ancora usare il coltello, ma con il nonno, in gran segreto,  adoperava già pialle, saracchi, succhielli, gattucci e scalpelli. Poi la falegnameria ha chiuso i battenti e Monica si è messa sui libri. Ora fa l’avvocato a Milano, ma qualche anno fa, passeggiando sulla spiaggia di Riva Trigoso in Liguria, ha iniziato a raccogliere i legni depositati dalle correnti marine. Assi, galleggianti e plastichine hanno cominciato a prendere forma e ad animarsi in pesci, mammiferi e robots. Tutti i fine settimana toglie la toga per indossare la tuta da lavoro e rinchiudersi nel laboratorio che Geppetta ha aperto  a Riva Trigoso.”

orario: sabato 17 novembre dalle 15 alle 17.30
costo e iscrizione: 20 euro. la prenotazione è obbligatoria. i posti sono limitati.

Carla Foca è nata a Messina. Studia arte, moda, teatro, sartoria. Nel 1985 si trasferisce a Milano dove inizia la sua vita lavorativa e famigliare. Insegna per anni, alleva figli, mette e toglie sogni nel cassetto, disegna donnine ironiche e maliziose con tratto rapido ed essenziale. Poi nel 2004 grazie ad una mostra fatta a Vigevano incontra la sua tradizione calzaturiera e viene affascinata da questo mondo. Nel 2010 i primi bozzetti, le prime prove in creta e poi i primi esemplari. In questa piccola mostra presenterà i bozzetti e 4 delle scarpe disegnate ispirate alle forme naturali di fiori, piante e animali. Ovviamente si potrà diventare per una serata Cenerentole e mettersi ai piedi qualcosa di allegro e speciale e magari decidere che saranno le nostre future scarpe preferite! 

Elisabetta Erica Tagliabue a discapito del suo cognome e dei suoi due nomi è una giovane donna timida e gentile. Si è laureata a Brera e poi ha continuato a studiare e a specializzarsi anche attraverso il metodo di Bruno Munari. Adesso a sua volta insegna. Per le sue opere sceglie quasi sempre il colore bianco e i suoi materiali sono molto spesso la carta, la garza e la ceramica. Sono opere delicate come lei che vorrebbe camminare con passo leggere su questo mondo. Riflettono sulla ricerca di una nuova consapevolezza etica che renda l’uomo maggiormente rispettoso della terra e delle sue risorse. Ceronetti diceva che ci vogliono almeno tre vite per chiedere scusa agli animali e alla natura per quello che gli stiamo facendo. Basteranno ancora tre sole vite?