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Riflessi nel feltro. Con Sara Massidda

Sara  Massidda ha fatto la scuola del circo. ha studiato il trapezio. questo è quello che più mi ha colpito di lei oltre al suo lavoro, ai suoi occhi neri profondi, allegri e inquieti al tempo stesso. dicevamo…la questione circo, appena accennata distrattamente in un discorso, mi è rimasta impressa e, man mano che ho conosciuto meglio Sara, mi è sembrata la metafora perfetta del suo percorso lavorativo, artigianale e artistico, l’immagine della curiosità per  i materiale e le forme che l’ha portata dall’illustrazione all’oreficeria fino ad approdare al feltro, una rete calda, morbida e delicata. qui Sara è elegantemente caduta e si è fermata. dalla lana fa nascere volti.  E, mentre lei lavora la curva di un viso  può deformarsi, una bocca può farsi ammiccante  o cupa, un occhio può chiudersi, il colore può accendersi o spegnersi, un tono brillare o smorzarsi. poi qualche filo di canapa o di seta crea effetti di luce, ombra e tridimensionalita. questi quadri poi si trasformano in oggetti, arazzi, vestiti. tutti pezzi unici irripetibili che sara cura minuziosamente fin nei piccoli particolari come, ad esempio, le fodere dei cappotti ricamate e dipinte da lei.